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				<title>Movimento Autonomista Valsesiano : News</title>
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				<description>sito politico-culturale del Movimento Autonomista Valsesiano</description>
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						<title>PdL + Lega = Fasci d'azione</title>
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						<title>Haider, schianto nella notte.</title>
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						<title>“Giornà ‘d sangh”</title>
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						<title>Brontolo, Pisolo e Jesolo di Eugenio Benetazzo</title>
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						<description>Brontolo, Pisolo e Jesolo di Eugenio Benetazzo</description>
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						<title>I Briganti Biellesi - Recensione</title>
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						<description>I Briganti Biellesi - Recensione</description>
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						<title>LA  VERGOGNA MEDIASET</title>
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						<description>LA  VERGOGNA MEDIASET</description>
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						<title>Quarto Livello- Recensione</title>
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						<description>Quarto Livello  (di A.Fogliato, R.Osta Sella, EOS, Novara, 2004)Politica, economia, storia segreta sono abilmente e spregiudicatamente riuniti in questo libro al fine di tracciare per sommi capi la storia di un’arte del tutto particolare ma fondamentale: quella del condizionamento. Arte di influenzare il pensiero e le forme mentali umane che viene acutamente considerata, analizzata e poi inserita in un’ottica tale da tracciarne lo sviluppo storico dagli albori della civiltà conosciuta fino ai nostri giorni.Secondo la tesi portante del saggio, nella storia umana sono sempre esistiti singoli o gruppi di individui che hanno acquisito il comando sui propri simili attraverso l’invenzione e la diffusione di idee-guida, concetti forti con il potere di cambiare la visione del mondo ed il modo di pensare delle persone interessate.La capacità di potere creare, diffondere, sfruttare questi concetti è proprio l’essenza del “condizionamento”, capacità fondamentale che è riuscita, nel corso dei millenni, a produrre e guidare le più diverse civiltà; ed è proprio tale capacità la protagonista di questo libro che, affrontando la storia sotto questa particolare ottica, riesce a proporre interessanti e particolari punti di vista.L’analisi utilizza come punto di partenza la prima civiltà che ha lasciato testimonianze scritte, quella sumera, e si pone nell’ottica di tracciare lo sviluppo di un concetto fondativo di estrema importanza: il monoteismo.Questa civiltà infatti, pur vivendo in un contesto politeista ed onorando varie divinità , fu la prima ad elaborare un primo embrione di monoteismo, avendo ogni città un proprio dio particolare, protettore e custode unico della sua esistenza ed incolumità. Questo concetto (“ogni popolo, un dio”) comunemente accettato in un quadro politeista, sarebbe poi stato portato allo sviluppo da Abramo, che lo avrebbe applicato al gruppo di persone, che aggregatosi intorno a lui, si sarebbe deciso a seguirlo.La religione, filo conduttore ed elemento aggregante delle comunità umane, avrebbe quindi gestito per secoli i vari ambiti del potere, in forme più o meno differenziate ma sempre molto efficaci.A prescindere dal dato spirituale e metafisico, non in discussione, la forma monoteista si è sempre rivelata la migliore al fine della conduzione dei popoli.L’incontro-scontro tra il monoteismo e la cultura latina diede poi origine ad uno straordinario apparato di potere, che garantì stabilità al mondo occidentale per millenni, ricevendone in cambio potere e ricchezza. L’alleanza tra trono ed altare, apparentemente inattaccabile e che, sia pure con alterne vicende, gestiva un potere pressoché assoluto, incominciò a mostrare le prime crepe proprio verso la fine del medioevo, allorquando il sistema economico templare (basato sulla lettera di credito) dimostrò che il denaro unito ad una preparazione esoterica potevano creare un sistema di potere alternativo. Concetti ed idee che saranno poi sfruttati appieno da quel filone di cultura antagonista che troverà la sua espressione nel mondo delle cosiddette “società segrete” e che cercherà nel corso dei secoli la conquista del potere proprio partendo dalla produzione di ricchezza. Tale progetto organico di conquista si svilupperà tramite la “ricchezza virtuale”, ossia la circolazione (sempre più rapida) di valuta cartacea senza un vero controvalore materiale, che darà l’opportunità di creare un sistema di potere basato su capitali in movimento e su un sistema di indebitamento collettivo vieppiù oneroso.Da un punto di vista politico ad un azione di indebolimento dell’autorità spirituale avrebbe fatto da contraltare un’analoga corrosione del potere temporale dei sovrani di diritto divino, con relativa elaborazione di nuove forme di condizionamento sotto la forma delle varie ideologie moderne.Le società segrete, giunte poi ad un livello di potere enorme, con la capacità di fondare stati (USA, Italia), di conquistarne altri (Francia, Inghilterra) e di controllare gran parte della massa valutaria mondiale, non rinunciarono tuttavia alla forma monoteista ma, dopo averla opportunamente riadattata, la riproposero in forma immanente sotto forma di ideologia, esautorando la divinità e mettendo al posto d’onore l’uomo.La chiave del dominio mondiale passa proprio attraverso un rapporto diretto tra il potere ed il singolo, a tale scopo si spiegano gli attacchi portati contro le istituzioni umane deputate alla difesa della persona: la famiglia ed i popoli.Con i condizionamenti portati dalle ideologie moderne, infatti, queste strutture hanno subìto un attacco tale da porne in discussione la stessa esistenza. Il singolo, separato dalle propria famiglia ed escluso dalla coesione data dalla comunità, immerso nel sistema della ricchezza virtuale e dei suoi ritmi innaturali, offrendo solo la resistenza della propria individualità contro il potere unico globalizzante, diventa alla fine facile preda di un sistema di sfruttamento sempre più pervasivo; così si giunge alla contemporaneità, età di passaggio tra la forma di condizionamento a legittimazione trascendente (monarchie) e quella a legittimazione immanente (democrazie).In questo periodo di passaggio il vero potere non si esteriorizza ancora completamente, celandosi dietro forme più o meno elusive ed evanescenti. Saranno necessari ulteriori passi per il pieno sviluppo di tali forme:“Così la ricchezza virtuale, traboccante ed esuberante, entra in possesso anche dei cittadini; e ciò sarà tollerato fino a quando il potere non avrà la possibilità di essere totale, e non avrà più bisogno del rito del voto” [1] .Il mondo, per essere dominato globalmente ha necessità di essere organizzato in un solo Stato, con i relativi corollari di una sola moneta, un solo popolo, una sola religione. Per arrivare a questa meta, che coincide con un asservimento totale del consorzio umano, è necessario continuare l’opera di distruzione della famiglia e dei popoli, aumentare la massa debitoria dei singoli e degli Stati, aumentare le possibilità di controllo sulle azioni e sui pensieri della persona.Tale tendenza, ormai visibile a tutti, portando ad intravedere la meta finale, può anche suggerire le contromisure per cercare di opporvi una valida resistenza, contromisure che non possono essere altro che l’antitesi di quanto proposto dall’attuale cultura dominante: difesa della famiglia, dell’etnismo, dell’identità, della cultura popolare (folk-lore), tutte azioni da intraprendersi materialmente, sia come individui sia come associazioni, al fine di potere iniziare a tutti gli effetti una valida opera di liberazione.“L’amore per la propria terra, per il popolo a cui si appartiene, per la cultura nata da sacrifici immani e secolari deve essere recuperato perché solo se ci si identifica in un popolo si possono risolvere i problemi umani importanti: la suddivisione dei compiti senza sfruttamento, l’educazione dei figli senza condizionamento, la lotta contro le tentazioni rivolte a schiavizzare gli uomini, la giustizia infarcita di globalizzazione, il problema del sostentamento della vecchiaia, la difesa della dignità…Occorrerà del tempo, ma bisogna pur incominciare. [2]”  [1] A.Fogliato, R.Osta Sella, Quarto livello, EOS, Novara, 2004, p.242.  [2] Idem, p.286.[Inviata da Freikorp]</description>
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						<title>Convegno MAV - ONO. Una strana versione</title>
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						<description>Dal sito del MRSi è tenuto sabato scorso a Varallo, su iniziativa degli amici di “Obiettivo Nord-Ovest” un interessante incontro tra i rappresentanti di associazioni e movimenti e personalità dell’ambiente autonomista per confrontarsi e discutere sulla proposta di unione federale di Liguria e Piemonte in una grande regione a Statuto speciale.Anche se, come spesso accade nel panorama dell’autonomismo, vi sono stati interventi caratterizzati da visioni personali ed integralismi localistici, la relazione introduttiva di Andrea Giribaldi, portavoce del movimento “Obiettivo Nord Ovest", è emersa per la chiarezza espositiva e per gli interessanti contenuti mentre quella conclusiva di Roberto Gremmo è stata come al solito competente ed energica.Quello che al termine dell’incontro tra tutte queste realtà autonomiste penso sia emerso è che ci si trova ad affrontare una sostanziale spaccatura tra chi desidera portare avanti una politica radicale di rivendicazioni autonomiste ed indipendentiste e chi ritiene di poter dialogare con altri soggetti politici per perseguire una via più moderata per il graduale ottenimento di sempre maggiore autonomia regionale.Al di là del fatto che il Movimento Regionalista abbia indirizzato la sua azione politica verso la linea pragmatica di un confronto serio e costruttivo con le differenti realtà politiche del territorio piemontese per la condivisione di obiettivi comuni che conferiscano alla nostra regione un maggior grado di autonomia, quello che emerge è la frammentazione di un potenziale politico ed elettorale.Durante l’incontro si è spesso parlato di una sorta di coordinamento tra i diversi movimenti ed associazioni, ma il timore di riproporre ciò che fu l’esperienza della Lega, genera in tutti una naturale diffidenza.Alla luce di tutto ciò siccome durante l’incontro da più parti si è vista come positiva ed innovativa l’idea di una macro-regione ligure-piemontese, la proposta che nasce dal gruppo di Torino del MR (e sulla quale invitiamo a dibattere) è di dare vita ad un Comitato Promotore di un Progetto, magari assieme ad “Obiettivo NordOvest”, aperto all'adesione di movimenti, associazioni, partiti, istituzioni, personalità del mondo della cultura, della politica, dell'impresa e singoli cittadini per la creazione di questa nuova realtà macro-regionale.Si tratterebbe di riproporre in chiave autonomista la struttura dei vari "movimenti referendari", politicamente trasversali, efficaci nella comunicazione, semplici nella struttura. Questo non solo garantirebbe da ingerenze nella politica localistica dei singoli gruppi o movimenti, ma permetterebbe alle singole realtà aderenti di partecipare ad un progetto comune fornendo il proprio contributo ognuno nella forma che ritenga più opportuna. Inoltre consentirebbe una grande visibilità politica e la possibilità di confrontarsi con tutto l’arco costituzionale su di una proposta concreta.Un nuovo incontro sarà presto organizzato a San Remo. La nostra speranza è che il Movimento Regionalista possa farsi trovare pronto per presentare questa proposta assieme ad un preciso piano d’azione per la messa in atto di questo nuovo ambizioso progetto.Si apra la discussione…Fabrizio Bissacco[Inviata da admin]</description>
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						<title>Saluto al convegno del M.A.V.</title>
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						<description>Saluto al convegno del M.A.V.Sabato 1° dicembre si svolgerà a Varallo, presso l’albergo Monte Rosa, un importante convegno sull’autonomismo; sono convinto che la riunificazione delle forze autenticamente autonomiste sia un passo importante per fare dell’Italia una repubblica federale e autenticamente democratica; Sono uno dei pochi, se non l’unico ,localmente, autonomisti di sinistra che non si vergogna di questa posizione, che non ha buttato alle ortiche la sua storia personale e le sue posizioni; Mi rifaccio alla carta di Chivasso, mai applicata,e all’insegnamenti , traditi, di Gramsci e di Bordiga. Da questo convegno deve partire la rinascita identitaria della VALSESIA, che non si deve vergognare della sua storia e delle sue tradizioni, una rinascita dove tutti i popoli siano padroni del proprio futuro e della propria indipendenza, non in un’Europa dei banchieri e dei guerrafondai ma di popoli veramente liberi di scegliere le proprie dipendenze, in un quadro in cui la nostra terra avrà un futuro in una confederazione di POPOLI ALPINI.Francesco Sargentini Via Federico Tonetti 313019 Varallo Cell. 3342902090[Inviata da admin]</description>
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						<title>La cura "Valsesia"</title>
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						<description>LA CURA "VALSESIA"</description>
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						<title>Autonomismo</title>
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						<title>e-mail</title>
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						<description>Gentile Redazione di Valsesia Autonomista,Si parla tanto di lotta al “centralismo” italiano, non discuto sul fatto che il “centralismo” esista, ma…secondo voi é solo quello italiano il “centralismo” pericoloso? Secondo me no…cosa potrebbe cambiare passare da un “centralismo” italiano a uno padano? Magari meglio un “centralismo” lombardo? Uno piemontese? Non cambierebbe molto o addirittura nulla, e questo lo stiamo vedendo nella “nostra” Valsesia. dove, orfani di una loro posizione forte sia economica che culturale , molti “pseudo” regionalisti (ma esistono ancora??)  piemontesi tentano la “CULTURALIZZAZIONE  FORZATA”  di quelle zone che fino ad ora erano scartate dalla vita politica piemontese (troppo comodo? O forse troppo “difficili”?). Cosi come i Savoia vennero qui alla fine del 1800  e “piemontesizzarono” ,passatemi il termine, ( l’Italia non era ancora nelle loro menti di accentratori filo francesi ) la maggior parte dei nomi reali della valle dove un “Mont rouja”  (Monte ghiaccio) divenne monte rosa per l’ignoranza atavica dei loro  lacchè ,  e “piemontesizzarono” (riconcedetemelo…)  buona parte della nostra lingua , tanto che F.Tonetti l’ultimo storico a redigere un dizionario di Valsesiano diceva che già all’inizio del ‘900, buona parte della nostra lingua si stava perdendo… Con gran “gioia” noto che anche i moderni accentratori piemontesi ora con soldi della stessa comunità Valsesiana vengono a fare i corsi di piemontese nella nostra valle. (serviranno a qualche scopo politico? Bah!!) Non corsi di storia della Valsesia che, tra l’altro sarebbero molto più interessanti di molti paragrafi di storia “italiana” , non corsi di Valsesiano  che poco ha a che fare con il piemontese , ( già messo in luce il “falso storico” di una presenza piemontese in Valle prima del 1800 …mi vien da sorridere…) , non corsi di cultura e tradizione Valsesiana , non iniziative atte a riprenderci il NOSTRO posto nel territorio... Non è per essere sempre contro ma questa è una dichiarazione di attenzione al territorio, il “centralismo” non è un pericolo che arriva da lontano, signori… E’ un male che affligge  molte persone e che , peggio che peggio, rovina anche la buona fede di chi si avvicina AGLI IDEALI DI AUTONOMIA DEI POPOLI!!!! . Non si può essere veri autonomisti se nei propri principi non vi è anche la lotta per l’autonomia degli altri.UN AUTONOMISTA NON PENSA SOLO A SE STESSO!!!!!!!!!!!!!E in quella lotta vi deve essere anche il riconoscimento degli altri come entità vera e propria.Cosa che, scusatemi eh…, Ma non vedo in questi “personaggi” che ultimamente fanno capolino nella nostra valle dopo averla disertata per anni.Chiedo scusa se mi sono prolassato…ma è un semplice sfogo…perdonatemi.(email firmata giunta in redazione di V.A.)[Inviata da admin]</description>
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						<item rdf:about="http://www.mav-valsesia.org/sito/news.php?item.9.2">
						<title>Sviluppo compatibile o insediamento compatibile?</title>
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						<dc:date>2010-09-07T23:03:13-04:00</dc:date>
						<dc:creator>admin</dc:creator>
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						<description>Sviluppo compatibile o insediamento compatibile?Presi dalla tipica pressione modaiola di stare al passo con i tempi, senza però mai addentrarsi nello specifico, la maggioranza dei nostri politici locali, ansiosi di prestare le loro mirabolanti opere non solo al popolo Valsesiano che oramai tutti ammansiscono con la parola (che rimane parola) AUTONOMIA , hanno ricevuto in dono dalla grammatica italiota ,un nuovo tema. Lo SVILUPPO COMPATIBILE, che molti ecologisti, anche locali, rimarcano in ECOCOMPATIBILE (che poi fa a pugni con i loro SUV, o fuoristrada o Station-Wagon, con cui eliminano migliaia di litri di petrolio, girando per la nostra Valle a controllare che il pastore abbia le mani pulite quando munge la sua vacca). Orbene cari politici locali, giacché dopo anni di cui si parla di autonomia (e nemmeno sapete cosa sia in realtà) di dare hai cittadini (in questo caso i valsesiani che a dispetto di quello che rappresentate vi hanno votato) la loro giusta sovranità sul territorio, come avete intenzione di valorizzare lo sviluppo compatibile in Valsesia? Per un piccolo particolare che sicuramente non vi è sfuggito, ma che giustamente, fate finta di non vedere, per uno sviluppo compatibile con il territorio la Valsesia e già in sovrannumero di popolazione e i vostri sforzi è nell’AUMENTARE l’insediamento fisso e turistico della Valle. In più cari politici del federalismo spiccio, non si può parlare in termini globali di sviluppo compatibile, come piacerebbe tanto fare a voi, visto che anche solo zone distanti una sessantina di Km hanno problematiche completamente differenti, vedi Valsesia e Vercellese sulle tematiche dell’acqua . Sarebbe bello un Convegno del tutto Valsesiano su questi temi, ma capisco che ora avete problemi più urgenti, il “cadreghin” del 13 Aprile . Fra Dolcino[Inviata da admin]</description>
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						<title>Finanziari derivati</title>
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						<description>Comunicato stampaLa pessima abitudine degli amministratori locali di affidarsi a strumenti che generano facili rendite finanziarie immediate espongono i cittadini al rischio di gravi dissesti finanziari e gravi rischi di credito. I Valsesiani devono sapere se il proprio Comune, o la propria provincia stanno operando in modo avventato.Varallo, 8 aprile 2008L’ultima trasmissione di Report ha reso noto che molti comuni della zona Alpino-padana hanno fatto uso e stanno ancora facendo uso di strumenti finanziari derivati, esponendo i propri cittadini a gravissimi scenari di dissesto finanziario ed altissimi rischi di credito delle proprie comunità.La notizia è gravissima e assolutamente indicativa del tragico grado di impreparazione dell’attuale classe dirigente Valsesiana che sembra aver contratto un inguaribile virus di mala-amministrazione italica.Il Movimento Autonomista Valsesiano chiede con urgenza a tutte le amministrazioni comunali, provinciali a cui fanno capo la totalità del territorio Valsesiano  ( Biella, Novara e Vercelli) di comunicare al più presto e pubblicamente ai propri cittadini se hanno contratto finanziamenti altamente rischiosi e più adatti a giochi d’azzardo che alla sana amministrazione della cosa pubblica. Fondi di ammortamento con titoli azionari e derivati di credito altamente volatili quali CDS (credit default swap), CDO (obbligazioni di debito collateralizzato), sinking funds e altre diavolerie finanziarie altamente rischiose e che espongono gravemente i nostri enti pubblici, spesso nell’incoscienza di assessori al bilancio e amministratori pubblici improvvisati che pensavano di ottenere l’oro dalla carta straccia.Il Movimento Autonomista Valsesiano  ravvisa questa come un’ulteriore ragione ,se mai ve ne fosse stata esigenza ,che indica come sia impossibile per un cittadino di buon senso andare a votare per chi in queste settimane ha continuato a tacere una gravissima situazione di mala gestione  forse diffusa anche nella nostra Valsesia che ha perso la propria capacità di gestione virtuosa del bene comune.Il M.A.V.  chiede inoltre a tutti i Valsesiani  di buona volontà, di unirsi a noi e di aiutarci nella costruzione di una nuova rete politica che ci permetta di ricostruire un nuovo tessuto politico sano, al posto di quello distrutto dagli attuali partiti infestati da carrieristi incapaci e rapaci.La buona notizia è che la presa di coscienza dell’attuale disastro politico apre la strada all’unica alternativa che ci darà un futuro di speranza: ovvero l’indizione di un referendum per l’autonomia Valsesiana da parte di una nuova coalizione di forze politiche autonomiste/indipendentiste Valsesiane  ed alla costituzione di una vera Comunità Montana Autonoma eletta direttamente dal popolo  Valsesiano Marco GiabardoM.A.V. Movimento Autonomista Valsesianowww.mav-valsesia.orginfo©mav-valsesia.org[Inviata da admin]</description>
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						<title>Utopie elettorali</title>
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						<description>Utopie elettorali</description>
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						<title>Considerazioni sulle votazioni locali</title>
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						<title>9 BUONI MOTIVI PER DIRE NO ALLA TAV</title>
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						<description>Comunicato stampa Continua la nostra lotta a fianco della Popolazione Valsusina 9 BUONI MOTIVI PER DIRE NO ALLA TAV Luogo comune n.1 SENZA LA TORINO-LYON IL PIEMONTE SAREBBE ISOLATO DALL'EUROPA.In realtà il Piemonte è già abbondantemente collegato all’Europa e soprattutto attraverso la Valle di Susa. In questa valle esistono già due strade statali, un’autostrada e una linea ferroviaria passeggeri e merci a doppio binario. Esiste perfino la cosiddetta autostrada ferroviaria (trasporto dei TIR su speciali treni-navetta). Sono tutte linee di collegamento con la Francia attraverso due valichi naturali (Monginevro e Moncenisio) e due tunnel artificiali (Frejus ferroviario e autostradale). Il tutto in un fondo-valle largo in media 1,5 km ! A fatica ci sta anche un fiume, la Dora Riparia, che di tanto in tanto va in piena...Luogo comune n.2 LE LINEE FERROVIARIE ESISTENTI SONO SATURE. In realtà l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità. Le navette per i TIR partono ogni giorno desolatamente vuote. (Ma sono state riscoperte e prese d’assalto nel periodo di chiusura del Frejus per incendio). Il collegamento ferroviario diretto Torino-Lyon è stato soppresso per mancanza di passeggeri. E il flusso delle merci -previsto da chi vuole l’opera in crescita esponenziale -è invece sceso del 9% nell’ultimo anno!Luogo comune n.3 LA TORINO-LYON E’ INDISPENSABILE AL RILANCIO ECONOMICO DEL PIEMONTE. In realtà è’ vero il contrario. Togliendo risorse (è tutto denaro pubblico) alla ricerca, all’innovazione e al risanamento dell’industria in crisi profonda (Fiat e non solo), il TAV sarà la mazzata finale all’economia piemontese.Luogo comune n.4 Il TAV TOGLIERA’ I TIR DALLA VALLE. In realtà tanto per cominciare, i 10/15 anni di cantiere necessari a costruire la Torino-Lyon porteranno sulle strade della Valle e della cintura di Torino qualcosa come 500 camion al giorno (e alla notte) per il trasporto del materiale di scavo dai tunnel ai luoghi di stoccaggio. Con grande aumento di inquinanti e polveri. Finita la apocalittica fase di cantiere e realizzata la Grande Opera, chi ci dice che le merci passeranno dall’autostrada alla nuova ferrovia? Anzi. I promotori dell'opera e recenti studi di ingegneria dei trasporti ci dicono che solo l' 1% dell'attuale traffico su gomma si trasferirà sulla ferrovia. Bel vantaggio!Luogo comune n.5 I VALSUSINI SONO EGOISTI. NON PENSANO AGLI INTERESSI DELL’ITALIA. In realtà attraverso la Valle di Susa, attualmente, passa già il 35% del totale delle merci che valicano le Alpi! Lungo l’Autostrada del Frejus passano circa 4.500 TIR al giorno, contro i 1.500 del Monte Bianco, in val d’Aosta, dove il numero dei TIR è stato limitato per legge.Luogo comune n.6 LA TORINO-LYON PORTA LAVORO AI PIEMONTESI. In realtà come già sta succedendo per tutte le infrastrutture in corso, si tratterebbe di lavoro precario, per mano d’opera in gran parte extracomunitaria. Inoltre le ditte appaltatrici si porterebbero tecnici e operai dalla loro Regione (ditte e buoi dei paesi suoi). Per i comuni della Valle di Susa e della cintura di Torino arriverebbe invece un bel problema: la mafia. Turbative d'asta sono già state individuate per la fase di sondaggio geologico a carico di uomini politici piemontesi e non... figurarsi per la realizzazione dell'opera!Luogo comune n.7 LA LINEA E’ QUASI TUTTA IN GALLERIA. CHE MALE FA? In realtà fa malissimo. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. La talpa che perforerà la roccia immetterà nell’aria un bel po’ di fibre di amianto. Invisibili e letali. Il vento le porterà dappertutto. Il foehn le porterà fin nel centro di Torino. Respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) che non lascia scampo. L’amianto è un materiale fuori legge dal 1977. Scavare gallerie in un posto così è illegale e criminale. E ancora: il tunnel Italia-Francia di 53 km scavato dentro al Massiccio dell’Ambin incontrerà (oltre a falde e sorgenti che andranno distrutte) anche roccia contenente uranio. E ancora: una linea in galleria si porta appresso tante gallerie minori, trasversali a quella principale. Si chiamano gallerie di servizio, o più simpaticamente, ‘finestre’. Ce ne saranno 12! Con altrettanti cantieri, tutti a ridosso di centri abitati. Sarà un inferno di rumore, polvere, camion avanti e indietro per le strette vie dei paesi, di giorno e di notte, per 15 anni almeno. E ancora: la perforazione di tratti montani così lunghi vicino a centri densamente abitati potrà prosciugare le falde idriche e gli acquedotti, come accaduto per le gallerie TAV del Mugello, oggetto di processi per disastro ambientale. E ancora: la viabilità sarà stravolta. Verranno costruiti sovrappassi in corrispondenza di ogni cantiere. Forse queste nuove strade saranno calcolate come compensazioni all’impatto ambientale dell’opera? (per averne una vaga idea, farsi un giro sull’autostrada Torino-Milano osservando i guasti della tratta TAV Torino-Novara).Luogo comune n.8 QUEST’OPERA FA BENE ALL’ECONOMIA, PERCHE’ METTE IN MOTO CAPITALI PRIVATI.In realtà il costo stimato di 20 miliardi di euro è tutto a carico della collettività. Tutto denaro pubblico, ma affidato a privati, secondo la diabolica invenzione del general contractor. Garantisce lo Stato Italiano. Nessun privato ci metterà un euro, soprattutto dopo l’esperienza del tunnel sotto la Manica che ha mandato in fallimento chi ne aveva acquistato i bond. I tantissimi soldi che servono a quest’opera verranno tolti alle linee ferroviarie esistenti (già disastrate), a ospedali, scuole, e a tutti i servizi di pubblica utilità, e allo sviluppo delle energie rinnovabili destinate a sostituire il petrolio. E ancora: è già previsto che la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon avrà altissimi costi di gestione e che sarà in perdita per decine e decine di anni. E ancora: nonostante la maggior parte del tracciato sia in territorio francese, il governo italiano si è impegnato a sobbarcarsi il costo dei due terzi della tratta internazionale (Borgone – St.-Jean-de-Maurienne). Tanto paghiamo noi.Luogo comune n.9 CHI E' CONTRO LA TORINO-LYON E' CONTRO IL PROGRESSO.In realtà è vero il contrario. Il progresso non deve essere confuso con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e sovrappopolato, le risorse naturali (acqua, suolo agricolo, foreste, minerali) sono limitate, l'inquinamento e i rifiuti aumentano invece senza limite, il petrolio è in esaurimento. Progresso vuol dire comprendere che esistono limiti fisici alla nostra smania di costruire e di trasformare la faccia del pianeta. Progresso vuol dire ottimizzare, rendere più efficiente e durevole ciò che già esiste, tagliare il superfluo e investire in crescita intellettuale e culturale più che materiale, utilizzare più il cervello dei muscoli. Il TAV rappresenta l'esatto contrario di questa impostazione, è un progetto vecchio e ormai anacronistico, che prevede una crescita infinita nel volume del trasporto merci (che poi saranno i rifiuti di domani), privilegia come valore solo la velocità e la quantità, ignora la qualità, ovvero se e perché bisogna trasportare qualcosa.  Varal  lunedì 12 dicembre 2005Movimento Autonomista ValsesianoVia XIV Maggio 16/3 13019 Varal - Valsesia[Inviata da admin]</description>
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						<title>NO TAV</title>
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